io non contesto nulla perchè non conosco i costi, ma spendere 500 mila euro per mantenere 8 cavalli mi sembra un ottimo segnale per controllare i redditi di tutti i proprietari di cavalli............. scuderia la meriggia compresa
domenica 31 luglio 2011
venerdì 29 luglio 2011
Area ex Falck, Coop e Serravalle il 'sistema Sesto' fa tremare il Pd
Il “Sistema Sesto” attraversa un periodo che va dagli anni Novanta fino al 2010, quando la ex Stalingrado d’Italia — guidata dal ‘94 al 2001 dal sindaco Filippo Penati, poi presidente della Provincia — vive una delle più imponenti riqualificazioni urbane del Paese. L’inchiesta dei pm Walter Mapelli e Franca Macchia parte dalle denunce del costruttore Giuseppe Pasini e dell’imprenditore Piero Di Caterina. I due svelano un sistema di presunte tangenti, di cui Penati, anche ex segretario della federazione milanese dei Ds e fino a otto mesi fa capo della segreteria di Pierluigi Bersani, sarebbe regista e destinatario finale. Penati è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti.
Le tangenti per l'area Falck. Pasini ricostruisce i 5,7 miliardi di lire serviti dal 2000, a suo dire, a sbloccare la riqualificazione dell’area Falck. «Ho pagato 4 miliardi in due tranche a Di Caterina all’estero perché così mi era stato chiesto da Penati per l’approvazione del piano regolatore di Sesto», ha messo a verbale. Penati «mi disse che avrei dovuto dare qualcosa al partito», che «l’operazione costava 20 miliardi», che «a prendere da me sarebbe venuto Di Caterina». Pasini racconta di aver trasferito sul suo conto “Pinocchio” in Lussemburgo due miliardi, poi dati a Di Caterina. Altri due miliardi li avrebbe ritirati in Svizzera. 500mila euro sarebbero poi stati consegnati a Giordano Vimercati, futuro capo di gabinetto di Penati. Un altro miliardo 250 mila euro, sarebbe mascherata nella permuta tra due terreni con Di Caterina.
I pm puntano sulla Serravalle Interrogato l'ex segretario della Provincia "Tangenti al Pd milanese" Penati si dimette da vice presidente Di Caterina: "Gli davo 20-30 milioni al mese"Coinvolti anche Grossi e Zunino Penati tradito da una e-mail Penati: "Ecco perché mi autosospendo" Parla il grande accusatore L'INCHIESTA Fatture false e società off shorePenati indagato LA SCHEDA Il più grande cantiere d'Europa L'area della Falck a Sesto
Gli obblighi verso le coop rosse. Oltre i soldi, dice Pasini, bisognava far lavorare le coop. Pasini coinvolge Omer Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori di Bologna, colosso delle coop rosse, indagato per concussione. Da lui sarebbe arrivato l’invito ad assegnare due consulenze da 2,4 milioni di euro totali a Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, anche loro indagati. «Dietro le pretese delle coop c’era Penati», è convinto il costruttore. Alla Ccc esprime solidarietà la Legacoop: «persone serie e perbene».
I lavori gratuti del Palasport. Per la ristrutturazione del Palaghiaccio è indagato per concussione il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini, ma la richiesta sarebbe arrivata proprio da Penati. Pasini avrebbe ristrutturato gratis la struttura, garantito con una fideiussione il mutuo, pagato diverse rate. Un esborso di tre miliardi di lire.
Il contenzioso Atm. Di Caterina, titolare della Caronte, dice ai pm di aver pagato centomila euro per avere l’appoggio di Antonino Princiotta, ex segretario generale della provincia, indagato per corruzione, nel contenzioso sui mancati incassi dalla vendita dei biglietti con Atm, che gestisce tram e bus a Milano. Una delle ultime delibere di Penati, nel 2009, sbloccò 12,8 milioni per la Caronte. Un provvedimento firmato proprio da Princiotta, bloccato dalla nuova giunta Pdl.
Le buste piene di soldi. Di Caterina parla di buste «sulle quali sono annotati i pagamenti in contanti a Penati e Vimercati», oltre «ad altri ma sempre su loro richiesta». Una somma, che «da fine 1997 al 2002 e qualcosa nel 2003» è «pari a due milioni 235mila euro». Di Caterina considera però parte dei soldi come prestiti, in attesa dei pagamenti di Pasini a Penati. La finta vendita di un terreno tra Bruno Binasco, gruppo Gavio, e Di Caterina serve per dare due milioni a Di Caterina per conto di Penati. «Avevo notevoli vantaggi: Penati e Vimercati mi proteggevano da Atm e mi consentivano operazioni lucrose».
La Serravalle. L’intervento del gruppo Gavio ha spinto i pm di Monza a chiedere a Milano gli atti dell’inchiesta sulla supervalutazione da parte della Provincia del 15% della Serravalle, ceduto nel 2005 da Marcellino Gavio. Una vendita «priva di qualsiasi utilità», per la Corte dei Conti. A «un prezzo congruo» secondo i periti incaricati nel 2005 dalla procura di Milano.
I fondi neri. Oltre un milione di euro. 700mila nella disponibilità di Luigi Zunino, tramite le società di Giuseppe Grossi, per oliare la pratica sul recupero delle ex acciaierie. Altri 420mila in una società inglese dell’architetto Marco Magni, indagato con l’assessore all’Edilizia, Pasqualino Di Leva. Secondo i pm potrebbero servire per tangenti.
Le tangenti per l'area Falck. Pasini ricostruisce i 5,7 miliardi di lire serviti dal 2000, a suo dire, a sbloccare la riqualificazione dell’area Falck. «Ho pagato 4 miliardi in due tranche a Di Caterina all’estero perché così mi era stato chiesto da Penati per l’approvazione del piano regolatore di Sesto», ha messo a verbale. Penati «mi disse che avrei dovuto dare qualcosa al partito», che «l’operazione costava 20 miliardi», che «a prendere da me sarebbe venuto Di Caterina». Pasini racconta di aver trasferito sul suo conto “Pinocchio” in Lussemburgo due miliardi, poi dati a Di Caterina. Altri due miliardi li avrebbe ritirati in Svizzera. 500mila euro sarebbero poi stati consegnati a Giordano Vimercati, futuro capo di gabinetto di Penati. Un altro miliardo 250 mila euro, sarebbe mascherata nella permuta tra due terreni con Di Caterina.
I pm puntano sulla Serravalle Interrogato l'ex segretario della Provincia "Tangenti al Pd milanese" Penati si dimette da vice presidente Di Caterina: "Gli davo 20-30 milioni al mese"Coinvolti anche Grossi e Zunino Penati tradito da una e-mail Penati: "Ecco perché mi autosospendo" Parla il grande accusatore L'INCHIESTA Fatture false e società off shorePenati indagato LA SCHEDA Il più grande cantiere d'Europa L'area della Falck a Sesto
Gli obblighi verso le coop rosse. Oltre i soldi, dice Pasini, bisognava far lavorare le coop. Pasini coinvolge Omer Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori di Bologna, colosso delle coop rosse, indagato per concussione. Da lui sarebbe arrivato l’invito ad assegnare due consulenze da 2,4 milioni di euro totali a Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, anche loro indagati. «Dietro le pretese delle coop c’era Penati», è convinto il costruttore. Alla Ccc esprime solidarietà la Legacoop: «persone serie e perbene».
I lavori gratuti del Palasport. Per la ristrutturazione del Palaghiaccio è indagato per concussione il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini, ma la richiesta sarebbe arrivata proprio da Penati. Pasini avrebbe ristrutturato gratis la struttura, garantito con una fideiussione il mutuo, pagato diverse rate. Un esborso di tre miliardi di lire.
Il contenzioso Atm. Di Caterina, titolare della Caronte, dice ai pm di aver pagato centomila euro per avere l’appoggio di Antonino Princiotta, ex segretario generale della provincia, indagato per corruzione, nel contenzioso sui mancati incassi dalla vendita dei biglietti con Atm, che gestisce tram e bus a Milano. Una delle ultime delibere di Penati, nel 2009, sbloccò 12,8 milioni per la Caronte. Un provvedimento firmato proprio da Princiotta, bloccato dalla nuova giunta Pdl.
Le buste piene di soldi. Di Caterina parla di buste «sulle quali sono annotati i pagamenti in contanti a Penati e Vimercati», oltre «ad altri ma sempre su loro richiesta». Una somma, che «da fine 1997 al 2002 e qualcosa nel 2003» è «pari a due milioni 235mila euro». Di Caterina considera però parte dei soldi come prestiti, in attesa dei pagamenti di Pasini a Penati. La finta vendita di un terreno tra Bruno Binasco, gruppo Gavio, e Di Caterina serve per dare due milioni a Di Caterina per conto di Penati. «Avevo notevoli vantaggi: Penati e Vimercati mi proteggevano da Atm e mi consentivano operazioni lucrose».
La Serravalle. L’intervento del gruppo Gavio ha spinto i pm di Monza a chiedere a Milano gli atti dell’inchiesta sulla supervalutazione da parte della Provincia del 15% della Serravalle, ceduto nel 2005 da Marcellino Gavio. Una vendita «priva di qualsiasi utilità», per la Corte dei Conti. A «un prezzo congruo» secondo i periti incaricati nel 2005 dalla procura di Milano.
I fondi neri. Oltre un milione di euro. 700mila nella disponibilità di Luigi Zunino, tramite le società di Giuseppe Grossi, per oliare la pratica sul recupero delle ex acciaierie. Altri 420mila in una società inglese dell’architetto Marco Magni, indagato con l’assessore all’Edilizia, Pasqualino Di Leva. Secondo i pm potrebbero servire per tangenti.
Milano, la scure di Pisapia su Atm "Sprechi e privilegi inaccettabili" Nel mirino del Comune è finito il cda della municipalizzata dei trasporti, presieduta da Elio Catania. Che in una nota di dice "stupito e indignato" per le parole del sindaco
La scure del sindaco Giuliano Pisapia si abbatte sui vertici di Atm, l'azienda municipalizzata dei trasporti milanesi, con la revoca dell'intero consiglio di amministrazione della società guidata da Elio Catania (i consiglieri sono Giuseppe Frattini, Piero Ramponi, Francesco Tofoni e Dario Cassinelli). La decisione, ha detto Pisapia, "nasce dalla volontà di cambiare la strategia e migliorare il servizio in futuro e dal fatto che ci sono sprechi e privilegi che non possiamo accettare". Immediata la replica di Catania: "Stupore e indignazione. Questo è il sentimento che mi ispira quanto avvenuto, per come è avvenuto e per quanto dichiarato dal sindaco", si legge in una nota.
La giungla dei privilegi di Atm Lega, spremute d'arancia contro il sindaco
"Nei due mesi trascorsi dall'insediamento della nuova giunta non mi è stato mai concesso di essere ricevuto nè dal sindaco né dal direttore generale", prosegue Catania. "Stupisce, quindi, l'accusa di sprechi: l'azienda è sana, in utile, non indebitata, ha conseguito negli ultimi tre anni investimenti record e ottenuto progressi operativi e di servizio ampiamente riconosciuti che hanno reso Atm un benchmark nazionale e internazionale di efficienza, qualità trasparenza ed etica. Qualunque azionista ha il diritto di revocare un cda, ma respingo con forza le insinuazioni e le motivazioni addotte che non hanno sostegno nei fatti. Si astenga il sindaco dall'esprimere giudizi che infangano il lavoro fatto e semplicemente dica che questa è una scelta che non ha niente a che fare con conduzione manageriale e risultati. Per me, manager, sono le uniche cose che contano".
Sul fronte biglietti l'assessore comunale ai Trasporti, Pierfrancesco Maran, ha assicurato che "non tocchiamo alcun tipo di abbonamento, né annuale né mensile". Maran ha confermato invece il ritocco a 1,5 euro per il titolo di viaggio singolo deciso dalla giunta di Palazzo Marino. Pisapia ha definito "grave" il coinvolgimento di Atm "nella regia della campagna elettorale" di Letizia Moratti "in modo esplicito e senza interventi di censura da parte del presidente, del cda o dei vertici aziendali".
Dopo una settimana di "confronto e ascolto con le parti sociali", ha spiegato Maran, la giunta ha esteso alcune delle esenzioni previste, a cominciare dall'l'abbonamento annuale gratuito per gli over 65 con reddito Isee di 16mila euro (ma non più over 70 come promesso in un primo momento) e dalla validità dei biglietti, che passerà da 75 a 90 minuti. Gli altri interventi di "equità sociale", come li ha definiti Maran, riguardano il mancato ritocco del costo dei 371mila abbonamenti annuali e mensili e l'estensione dell'abbonamento studenti a tutti gli under 26 (e non più 25 come annunciato settimana scorsa). A questi si aggiungono l'entrata in vigore dell'orario estivo posticipato da luglio ad agosto, la rete di bus notturni al venerdì e sabato e nuove corsie preferenziali per i mezzi di superficie. Inoltre, l'assessorato alle Politiche sociali ha messo a disposizione 500mila euro per "interventi di gratuità anche per cassintegrati e disoccupati".
La notizia della revoca del cda arriva all'indomani della decisione del presidente di Sogemi, Luigi Predeval, di lasciare la guida della società che gestisce l'Ortomercato. Soltanto due settimane fa il Comune aveva invece decapitato d’imperio il consiglio di amministrazione di Milano Ristorazione, una delle controllate più spesso al centro di polemiche (per i conti) e di critiche per la qualità dei pasti serviti nelle scuole. Il presidente Roberto Predolin — rimosso con tutto il cda — ha annunciato battaglia (non per il mantenimento dell’incarico, ma per la copertura economica dei due anni che mancano alla scadenza del mandato), ma il Comune ha risposto netto: è nelle prerogative di legge riconosciute al sindaco, nei 180 giorni successivi alla sua nomina, cambiare i rappresentanti dell’ente nelle società partecipate. Stesso discorso è stato fatto per l’Aler (con il consigliere Francesco Triscari) e per l’Amat (con l’amministratore unico Adolfo Colombo)
La giungla dei privilegi di Atm Lega, spremute d'arancia contro il sindaco
"Nei due mesi trascorsi dall'insediamento della nuova giunta non mi è stato mai concesso di essere ricevuto nè dal sindaco né dal direttore generale", prosegue Catania. "Stupisce, quindi, l'accusa di sprechi: l'azienda è sana, in utile, non indebitata, ha conseguito negli ultimi tre anni investimenti record e ottenuto progressi operativi e di servizio ampiamente riconosciuti che hanno reso Atm un benchmark nazionale e internazionale di efficienza, qualità trasparenza ed etica. Qualunque azionista ha il diritto di revocare un cda, ma respingo con forza le insinuazioni e le motivazioni addotte che non hanno sostegno nei fatti. Si astenga il sindaco dall'esprimere giudizi che infangano il lavoro fatto e semplicemente dica che questa è una scelta che non ha niente a che fare con conduzione manageriale e risultati. Per me, manager, sono le uniche cose che contano".
Sul fronte biglietti l'assessore comunale ai Trasporti, Pierfrancesco Maran, ha assicurato che "non tocchiamo alcun tipo di abbonamento, né annuale né mensile". Maran ha confermato invece il ritocco a 1,5 euro per il titolo di viaggio singolo deciso dalla giunta di Palazzo Marino. Pisapia ha definito "grave" il coinvolgimento di Atm "nella regia della campagna elettorale" di Letizia Moratti "in modo esplicito e senza interventi di censura da parte del presidente, del cda o dei vertici aziendali".
Dopo una settimana di "confronto e ascolto con le parti sociali", ha spiegato Maran, la giunta ha esteso alcune delle esenzioni previste, a cominciare dall'l'abbonamento annuale gratuito per gli over 65 con reddito Isee di 16mila euro (ma non più over 70 come promesso in un primo momento) e dalla validità dei biglietti, che passerà da 75 a 90 minuti. Gli altri interventi di "equità sociale", come li ha definiti Maran, riguardano il mancato ritocco del costo dei 371mila abbonamenti annuali e mensili e l'estensione dell'abbonamento studenti a tutti gli under 26 (e non più 25 come annunciato settimana scorsa). A questi si aggiungono l'entrata in vigore dell'orario estivo posticipato da luglio ad agosto, la rete di bus notturni al venerdì e sabato e nuove corsie preferenziali per i mezzi di superficie. Inoltre, l'assessorato alle Politiche sociali ha messo a disposizione 500mila euro per "interventi di gratuità anche per cassintegrati e disoccupati".
La notizia della revoca del cda arriva all'indomani della decisione del presidente di Sogemi, Luigi Predeval, di lasciare la guida della società che gestisce l'Ortomercato. Soltanto due settimane fa il Comune aveva invece decapitato d’imperio il consiglio di amministrazione di Milano Ristorazione, una delle controllate più spesso al centro di polemiche (per i conti) e di critiche per la qualità dei pasti serviti nelle scuole. Il presidente Roberto Predolin — rimosso con tutto il cda — ha annunciato battaglia (non per il mantenimento dell’incarico, ma per la copertura economica dei due anni che mancano alla scadenza del mandato), ma il Comune ha risposto netto: è nelle prerogative di legge riconosciute al sindaco, nei 180 giorni successivi alla sua nomina, cambiare i rappresentanti dell’ente nelle società partecipate. Stesso discorso è stato fatto per l’Aler (con il consigliere Francesco Triscari) e per l’Amat (con l’amministratore unico Adolfo Colombo)
Atm, la giungla dei privilegi fra Jaguar, sprechi e benefit
Il presidente di Atm, Elio Catania, assicura bilanci rosei e tagli agli sprechi, sotto la sua gestione. Lo dice sapendo di essere nella lista dei manager sotto esame. Ora che la nuova giunta ha puntato la lente sulle società partecipate mal governate, Elio Catania sa di dover preparare risposte ai possibili (prevedibili) rilievi. Ma ostenta tranquillità. Evidentemente, per lui non è un problema che l’Atm paghi un posto auto nel garage vicino all’abitazione del suo autista personale: 67 anni, qualifica di funzionario, l’uomo deve essere a disposizione del suo principale a qualsiasi ora, pronto a prelevarlo con la Peugeot grigio metallizzata in uso esclusivo del presidente.
I benefit. Cosa si intende, allora, per sprechi? Ecco alcuni esempi: casa gratis in centro per due anni per i dirigenti (ma anche per alcuni consulenti) che arrivano da fuori Milano (non pochi, visti gli innesti da Fs e Ibm di questi anni); copertura del leasing della Jaguar diFrancesco Tofoni (uomo di Ignazio La Russa, tra i probiviri del Pdl, a capo del settore Servizi diversificati e componente del cda di Atm), che preferisce far guidare al suo autista personale quest’auto invece di quella aziendale, di solito Audi o Passat che spesso vengono “girate” dai dirigenti alle mogli. Tanto loro possono chiamare le macchine di servizio guidate dagli autisti; o, ancora, il rimborso fino a 150 euro al mese di gasolio (sempre per i dirigenti), o il checkup sanitario gratuito per dirigenti e consulenti.
Il presidente. Due anni fa Catania riuscì ad “aggirare” le restrizioni imposte dalla Corte dei coni facendosi nominare “group ceo” delle 11 società della galassia Atm, quindi sommando le poltrone di presidente e amministratore delegato: totale ufficioso, quasi 450mila euro annui (mai smentiti, anche se lui ammette “solo” 366mila euro, tralasciando la parte variabile di stipendio). A questo si aggiungono le poltrone nei cda di Telecom (remunerazione base 110mila euro annui, più altri 100mila per tre poltrone nei comitati) e Intesa San Paolo (150mila euro all’anno), qualche carica accessoria e una pensione Inps da 12.276 euro netti al mese. «Il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi, ha deciso di autoridursi lo stipendio — ragiona Roberto Rossi, segretario generale della Fit Cisl di Milano — Ecco, vorremmo che, prima di chiedere sacrifici ai milanesi, si facesse un serio risanamento in aziende come l’Atm, riducendo spese e sprechi».
I doppi incarichi. Nella selva dei cda di Atm le coincidenze sono tante. Per esempio: Giuseppe Frattini, componente del cda della holding, ha ricevuto anche un incarico di consulenza del progetto “Alta sorveglianza sede di via Monte Rosa” (150mila euro) e, da Mm, un’altra consulenza come collaudatore del prolungamento della linea M3. Dario Cassinelli, altro componente del cda (in quota Udc), è anche ad di Postecom spa: sarà un caso, ma a Postepay è stata affidata (senza gara) la gestione delle ricariche degli abbonamenti di Atm. Tofoni, si è detto, siede nel cda della holding ma è anche dirigente di Atm servizi: un bel caso di controllore e controllato. Era nel cda di Atm servizi anche l’ex deputato forzista Alberto Di Luca, ora assunto come dirigente della rete commerciale (stipendio che sfiora i 300mila euro annui, Golf Gti come benefit). Di Luca ha poltrone in diversi cda e anche la pensione da deputato, circa 6.500 euro al mese.
“Riparazione” per la mancata conferma nel cda della holding, l’anno scorso, per il 68enne Luciano Valaguzza, passato nel board di Atm servizi, assieme al larussiano Fulvio Caradonna, l’ex assessore comasco che ha nel curriculum anche una condanna per esercizio abusivo della professione medica. «Il Comune ha tagliato le auto agli assessori: sarebbe l’esempio migliore se anche in Atm i dirigenti rinunciassero alle auto aziendali e usassero i mezzi pubblici», propone il consigliere comunale pd Carlo Monguzzi. Che chiede «trasparenza nei bilanci, negli organigrammi e negli stipendi di Atm e delle sue controllate».
Le elezioni. Dicono in Atm che, per fortuna, il sindaco non si elegge ogni anno. Per mesi, infatti, l’azienda è stata in prima linea nella campagna elettorale di Letizia Moratti, con tessere gratuite inviate ai milanesi, o con il capo della divisione Marketing e comunicazione Marco Pavanello (che ha anche una poltrona nel cda di Atm servizi) prestato come spin doctor alla Moratti (pur restando in servizio presso Atm). Stipendio pagato da Atm per fare da consulente alla Moratti anche per Roberto Poletti, giornalista assunto come consulente per 160mila euro l’anno. Un contratto che dopo le elezioni non è stato più rinnovato.
I benefit. Cosa si intende, allora, per sprechi? Ecco alcuni esempi: casa gratis in centro per due anni per i dirigenti (ma anche per alcuni consulenti) che arrivano da fuori Milano (non pochi, visti gli innesti da Fs e Ibm di questi anni); copertura del leasing della Jaguar diFrancesco Tofoni (uomo di Ignazio La Russa, tra i probiviri del Pdl, a capo del settore Servizi diversificati e componente del cda di Atm), che preferisce far guidare al suo autista personale quest’auto invece di quella aziendale, di solito Audi o Passat che spesso vengono “girate” dai dirigenti alle mogli. Tanto loro possono chiamare le macchine di servizio guidate dagli autisti; o, ancora, il rimborso fino a 150 euro al mese di gasolio (sempre per i dirigenti), o il checkup sanitario gratuito per dirigenti e consulenti.
Il presidente. Due anni fa Catania riuscì ad “aggirare” le restrizioni imposte dalla Corte dei coni facendosi nominare “group ceo” delle 11 società della galassia Atm, quindi sommando le poltrone di presidente e amministratore delegato: totale ufficioso, quasi 450mila euro annui (mai smentiti, anche se lui ammette “solo” 366mila euro, tralasciando la parte variabile di stipendio). A questo si aggiungono le poltrone nei cda di Telecom (remunerazione base 110mila euro annui, più altri 100mila per tre poltrone nei comitati) e Intesa San Paolo (150mila euro all’anno), qualche carica accessoria e una pensione Inps da 12.276 euro netti al mese. «Il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi, ha deciso di autoridursi lo stipendio — ragiona Roberto Rossi, segretario generale della Fit Cisl di Milano — Ecco, vorremmo che, prima di chiedere sacrifici ai milanesi, si facesse un serio risanamento in aziende come l’Atm, riducendo spese e sprechi».
I doppi incarichi. Nella selva dei cda di Atm le coincidenze sono tante. Per esempio: Giuseppe Frattini, componente del cda della holding, ha ricevuto anche un incarico di consulenza del progetto “Alta sorveglianza sede di via Monte Rosa” (150mila euro) e, da Mm, un’altra consulenza come collaudatore del prolungamento della linea M3. Dario Cassinelli, altro componente del cda (in quota Udc), è anche ad di Postecom spa: sarà un caso, ma a Postepay è stata affidata (senza gara) la gestione delle ricariche degli abbonamenti di Atm. Tofoni, si è detto, siede nel cda della holding ma è anche dirigente di Atm servizi: un bel caso di controllore e controllato. Era nel cda di Atm servizi anche l’ex deputato forzista Alberto Di Luca, ora assunto come dirigente della rete commerciale (stipendio che sfiora i 300mila euro annui, Golf Gti come benefit). Di Luca ha poltrone in diversi cda e anche la pensione da deputato, circa 6.500 euro al mese.
“Riparazione” per la mancata conferma nel cda della holding, l’anno scorso, per il 68enne Luciano Valaguzza, passato nel board di Atm servizi, assieme al larussiano Fulvio Caradonna, l’ex assessore comasco che ha nel curriculum anche una condanna per esercizio abusivo della professione medica. «Il Comune ha tagliato le auto agli assessori: sarebbe l’esempio migliore se anche in Atm i dirigenti rinunciassero alle auto aziendali e usassero i mezzi pubblici», propone il consigliere comunale pd Carlo Monguzzi. Che chiede «trasparenza nei bilanci, negli organigrammi e negli stipendi di Atm e delle sue controllate».
Le elezioni. Dicono in Atm che, per fortuna, il sindaco non si elegge ogni anno. Per mesi, infatti, l’azienda è stata in prima linea nella campagna elettorale di Letizia Moratti, con tessere gratuite inviate ai milanesi, o con il capo della divisione Marketing e comunicazione Marco Pavanello (che ha anche una poltrona nel cda di Atm servizi) prestato come spin doctor alla Moratti (pur restando in servizio presso Atm). Stipendio pagato da Atm per fare da consulente alla Moratti anche per Roberto Poletti, giornalista assunto come consulente per 160mila euro l’anno. Un contratto che dopo le elezioni non è stato più rinnovato.
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